In ricordo di Padre Oscar Serfilippi

 

            Alla ripresa post-estiva 2006 della attività associativa, la Confraternita Jesina dei Mastri Presepai non può non soffermarsi per un momento nel ricordo di Padre Oscar Serfilippi, Vescovo di Jesi, venuto a mancare il 20 maggio scorso.

            Oltre al suo alto ruolo ecclesiale e civile, anche per la nostra Associazione egli è stato un personaggio straordinario. Con queste righe voglio tracciarne un ricordo da mettere negli annali, a futura memoria, e mi accingo a farlo con una grande commozione, certo di interpretare i sentimenti dei componenti la nostra associazione.

 

            Già da prima che alcuni di noi si accordassero nel lanciare l’idea della Confraternita , Padre Oscar ci aveva apprezzati per la nostra arte presepistica: infatti ci aveva pubblicamente indicati ed esaltati per il Presepe Sinodale, realizzato da tre di noi (Giorgio, Carlo e me) nel Natale 1986  in Duomo, a conclusione dello storico Sinodo Diocesano di quell’anno. Era scritto nel grande striscione verticale appeso dentro la Cattedrale: genti della Vallesina, andiamo come i Pastori a Betlemme a vedere questo prodigio che Dio ci ha fatto conoscere”. Questo titolo piacque tanto a Padre Oscar che me ne ringraziò apertamente e mi redarguì benevolmente per non essere andato alla messa di mezzanotte a ricevere il ringraziamento! 

            Gli dissi qualche mese dopo della intenzione di dare corpo alla nostra passione presepistica, e lui mi guardò bonario e incuriosito ma non si espresse.

            Venne la fondazione della Confraternita, facemmo il presepio dell’Ave Maria nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe, e la cosa non lo interessò più di tanto. Anzi, ci fece osservazione sul nome di Confraternita, che canonicamente avrebbe dovuto coinvolgerlo; precisai che volevamo essere solo una associazione in quel modo denominata, e allora mi invitò ad usare più chiarezza nelle presentazioni.

            Ma l’anno seguente, in San Nicolò, nel presepio “se Jesi fosse Betlemme” venuto all’inaugurazione, che avvenne con l’abbattimento di un sipario dopo una breve conferenza, il suo stupore fu tale che per primo cominciò ad applaudire e sollecitò gli altri a farlo: non si aspettava una tale capacità scenografica e in pieno Corso Matteotti.

            Per quel presepe avevamo lavorato in un locale messo a disposizione da don Igino Mosci, parroco del Duomo; ma da quel giorno in poi Padre Oscar ci assegno lui stessoi per un paio di anni il vecchio asilo nel palazzo Ripanti, in piazza Federico II, (quello che sarebbe poi diventato la Biblioteca Petrucciana) e, di seguito, la bottega di Via Santoni, la nostra sede di lavoro a tutt’oggi, e le cantine sottostanti il Palazzo del vecchio Seminario in Piazza  Duomo, come deposito dei nostri materiali.

 

            Andammo con i nostro presepio per la prima volta in San Floriano (dai sotterranei della storia) ripreso, e anche questo fu una novità, in televisione dalla RAI;  padre Oscar se ne rallegrò e dovette fare anche da tramite, oltre che per i suoi ospiti, anche per il pubblico che nelle prime ore del pomeriggio, trovando chiuso il Presepio, suonava al suo campanello: insomma, cominciò ad essere “uno dei nostri”.

           

            Quando realizzammo a San Floriano il presepe  successivo ( ci raccontano il presepe) e fra i personaggi e le scene inserimmo il presepio vivente di Greccio e san Francesco, lui ci dette istruzioni su come era stato veramente l’evento e su quale dovesse essere il colore della veste di Francesco che fu da allora in poi, per noi, grigio cenere.

 

            Tornammo a San Nicolò con un presepe complesso e di non facile comprensione e gradimento del pubblico (gaudium de veritate); sulla stampa locale padre Oscar lo definì “un gioiello” anche se poi, in un secondo momento, ci invitò a tener conto della contestazione alla rappresentazione di Maria distesa, estenuata dopo il parto.

            Da abitante di piazza Federico II ogni anno successivo egli capitò visitarci e mandò gente nei nostri presepi nella Bottega di Via Santoni.

In quel tempo, una volta, di ritorno dalla assemblea della CEI, mi disse che aveva conosciuto il vescovo di Bolzano il quale gli aveva parlato del museo diocesano di Bressanone, che contiene una importante collezione di Presepi , e lui gli dissi “anche da noi c’è passione per i presepi!”

 

            Poi venne il Grande Giubileo del 2000; da oltre un anno prima avevamo cominciato a preparare il Presepe Giubilare; lui con tanto di testi scritti ci caldeggiò ed ottenne la concessione di san Nicolò da parte dei Carmelitani delle Grazie; ho avuto notizia che referenziò anche la nostra associazione presso importanti Sponsor; venne alla cerimonia di inaugurazione, parlò ricordando la sua vocazione francescana al presepio, e poi inaugurò quel presepio straordinario che raccontava due millenni di cristianizzazione della Vallesina; il pubblico e i mass media ne fecero un eco indimenticabile ! In quel contesto Padre Oscar, che aveva visitato prima il deposito delle statue a casa mia, ebbe a dire ad un caro accompagnatore che commentava il presepio: “a Jesi ci sono persone che dormono con i pupi del presepio sotto il letto!”

 

            La fase successiva della nostra attività presepistica fu incentrata sul ritorno alla casa natale della Confraternita, la Chiesa di san Savino, con presepi di attesa nella bottega di via Santoni, ma con preparativi per oltre due anni che sfociarono del Presepe di Giuseppe 2004-005 ! 

Uscimmo come associazione anche sulla ribalta nazionale, giungendo all’Arena di Verona, a Europresepi  a Milano e Messina, a Lubiana e alla sezione Itinerante del Museo Internazionale di Betlemme!  Ancora una volta, all’inaugurazione del 2004 affidata, al dott. Alfredo Troisi, direttore della rassegna presepistica di Verona e Curatore Unesco di quella di Betlemme, fu padre Oscar a referenziarci a tale personalità, accogliendolo nel rinfresco inaugurale.  Dal suo pulpito del duomo lanciò poi inviti calorosissimi e pressanti a visitare il presepe a san Savino!

 

            Sopragiunta la sua malattia, Padre Oscar fu ugualmente presente alla inaugurazione dell’edizione 2005 del presepe di Giuseppe, e questa volta, non solo per noi e per la nostra attività, ma anche per salutare lui che presenziava all’inaugurazione,  vennero alla cerimonia Il Sindaco Belcecchi, il presidente della Provincia Giancarli, la consigliera Regionale Mammoli. Lui ancora una volta fu dei nostri anche se non tornò dentro san  Savino al presepio, perché le forze gli venivano mancando.

            Il suo rapporto personale con molti di noi è stato forte; per due di noi speciale, in quanto sacerdoti, Don Bruno e Don Giuseppe (questi anche suo vicario generale); ma anche con altri il rapporto fu intenso, spirituale e familiare, e io stesso mi metto fra i primi.

Il suo stile aperto, caldo, accogliente, ironico, accanto alla sua sagacia ed alla sua grande sapienza e cultura,  ci ha guidato, a volte anche ripreso  e bonariamente deriso, comunque sempre apprezzato e voluto un gran bene!

E questo ha tanto più valore pensando quanto a lui pubblicamente sia stata riconosciuta la capacità di apprezzamento, di organizzazione e di cura dei beni non solo spirituali ma anche artistici e sociali,  lasciando dietro di sé opere e risultati prestigiosi nella diocesi e nella società civile della nostra terra.

            La Confraternita Jesina dei Mastri Presepai, semmai un giorno qualcuno se ne vorrà ricordare, sarà presentata in un tempo ed in un modo segnato profondamente da Padre Oscar Serfilippi.

            Ringraziamo dunque Iddio di averlo avuto, padre, maestro, tutore e amico!

 

                                                                                                              Vito priore