UN PUPO ALLA VOLOTA CON TANTA POESIA

 

    Oggi il gesso è stato surclassato da impasti speciali (gesso e collanti, resine plastiche) nella maggior parte della produzio­ne di pupi del presepio; a Bagni di Lucca e dintorni ci sono numerose fabbriche di statuine di presepe che hanno ormai la maggiore sul mercato italiano ed estero, ma tutte sono da considerarsi eredi del mestiere di figurinaio in gesso.

La produzione di gesso è ormai circoscritta grandemente: il gesso è fragile, il procedimento non si presta a lavorazioni di serie veloci, ed è un grosso problema trasportarlo e stoccarlo. Nel tempo poi si scheggia facilmente. La povertà dei mate­riali infine ne fa un prodotto “povero” al costo, che male si presta a successivi grandi sovrapprezzi. Nonostante questo a noi pare di poter ritenere che la produzione di statuine di gesso, e di quella dei pupi di presepe in particolare a Bagni di Lucca, abbia un valore artistico e culturale premi­nente, diremmo poetico unico.

    Le statue di gesso del presepe nascono una ad una, una ad una la colata di gesso scende nello stampo dalle mani del mastro figurinaio, ogni volta una mano esperta ne apre le valve e ne estrae il pezzo appena assodato al punto giusto; il sole o il calore di una stufa, una ad una, le asciuga su un pa­vimento o su uno scaffale; non c’è un nastro trasportatore che le porti dentro a forni o essiccatoi sempre accesi; non c’è mai più di una qualche decina di pezzi uguali in produzione. Su una ad una il figurinaio con manualità perfezionata da decenni di lavoro, usando raspa o carta vetrata, toglie le parti esuberanti, e riempiti anche i piccoli vuoti di gesso, se ci fossero, leviga le superfici o perfeziona le rugosità. Uno strato di cementite o di resina vinilica dato a mano con pre­mura chiude, su una ad una, pori e microfessure di ogni statua. E se non bastasse tutto questo a cancellare ogni segno di meccanici­tà di questa produzione, ecco il pittore, un pittore, anche lui abili­tato da lunga pratica e sintonia culturale con la familiarità dell’a­zienda, che comincia a dare colore a quei pezzi, con mano ferma e tocco di pennello esclusivo: prima la cute delle parti scoperte, poi gli abiti e gli altri oggetti.., la tinta, netta, vivace, si distribuisce con omogenea intensità sulle varie parti: non c’è bisogno di fare chiaro-scuri, di aggiungere ad ogni colore ombre grigie omogeneizzanti: la stessa conformazione del gesso, con i suoi drappeggi, i suoi incavi e le sue ondulazioni, creerà le ombre ogni volta diverse a seconda del raggio di incidenza e della intensità della luce. Colori vivacissimi, dicevamo, e fondamentali (rosso, giallo, azzurro, verde, bruno, arancio...) caratterizzano la produzione Barsanti, statue così luminose risalteranno sui muschi, sui legnami e sulle pietre di un presepe come poche altre statue riescono a fare. L’oc­chio sarà trattenuto da queste statue quasi per un riflesso invo­lontario: se poi le statue sono grandi, l’occhio del visitatore potrà essere attratto dai particolari dei volti, dove alla grande plasticità del gesso, il tocco artistico del nostro pittore, aggiungendo quel sopracciglio cosi fatto, o quella tonalità dell’iride o quell’intensità del rossore del labbro, darà ad ogni pupo una espressione intensa ed esclusiva.