COME SI FANNO I PUPI DI GESSO  (scheda tecnica)

 

    Il pupo è fatto di scagliola di gesso: quella di cui ogni venditore di materiali edili e fornito.

Se ne fa un impasto molto fluido e lo si getta repentinamente nello stampo: ecco il nocciolo della questione: lo stampo!  Da uno stampo possono nascere tante statue; quando sarà consumato o rotto occorrerà con una delle statue fatte riprodurne uno nuovo e così il disegno passerà di anno in anno, di decennio in decennio, in statue nuove. Sul modello (la statua che si vuoI riprodurre) si potranno por­tare delle modifiche o delle aggiunte: un cap­pello, un cesto, un panno in più, e così le nuove statue saranno diverse, se si vorrà, dalle prime, o meglio, le prime continueranno ad essere prodotte ed insieme a loro anche altre diverse.

Oggi lo stampo si fa con il caucciù (gomma naturale) opportunamente e agevolmente trattato; antica­mente, fino all’inizio del 900, il procedimento seguito era quello detto “a stampa bona”, realizzato anche esso in gesso.

La stampa bona era quello stampo che il far­matore fabbricava in gesso attorno al modello, e che era destinato a produrre un numero illimitato di statue.

Non tutti sapevano fare questo lavoro: sul modello di gesso si passavano due-tre mani di gomma lacca sciolta in alcool e, quando questo composto era asciutto, si ungeva con grasso a base di stearina sciolta in petrolio. La gomma lacca salvaguardava da una parte l’integrità del modello, e dall’altra offriva la superficie di clivaggio per la futura stampa.

Il modello veniva posto in posizione orizzontale sul banco; e a co­minciare dal fondo dell’oggetto su una piccola superficie si applicava del gesso fresco, in spessore di 3-4 cm che, lasciato seccare, era tolto dal modello prima di procedere alla formazione di un tassello successivo. Pezzo per pezzo si otte­neva così la stampa che era poi ricomposta sul modello grazie ad un incastro che l’artigiano si era preoccupato via via di fare sui bordi dei vari tasselli; tali incastri erano detti “chiavi”. Una volta ordinati i tasselli sulla metà del modello, il “formatore” passava su di essi lo stesso grasso a base di stearina e petrolio già prima usato, quindi li fasciava di gesso fresco che avrebbe formato una guaina esterna, la “sciarpa”, una specie di valva indispensabile a tenere assieme tutti i tasselli. Ottenuta questa sciarpa si to­glieva il tutto e si rovesciava il modello per fabbricare la stampa dell’altra metà.

Ottenute due valve, queste venivano ingrassa­te e legate assieme, dopo di che il gesso veniva colato dentro, e lasciato solidificare. Separate di nuovo le valve, la statua era fatta: un po’ di sole o calore di stufa per asciugarla in profon­dità, ed era pronta per le rifiniture. Con car­ta vetrata , lamine metalliche o raspe si leviga­vano le linee di giunzione fra le piccole discon­tinuità degli stampi.

Alcune figure particolarmente “mosse” per le quali sarebbe stato difficoltoso fare una stampa unica, venivano realizzate attraverso la tecnica del “ram­monto”: il pezzo che poneva difficoltà (ad es. un arto che si allontana dal corpo) veniva eseguito a parte e, una volta asciutto, applicato (“rammontato”) sulla statua con del gesso fresco i cui residui erano eliminati durante le opera­zioni di pulitura.

Oggi la stampa con il caucciù liquido che si condensa attorno al modello sotto l’azione chimica di un catalizzante, ha reso molto meno macchi­noso il processo di preparazione degli stampi. Il caucciù finisce per raccogliersi attorno al modello anche quando questo è molto “mosso”, meglio di un guanto attorno al dito, con grande capacità di aderire ai minimi particolari, fino alle più profonde concavità. Lo spessore di questa specie di guanto sarà dettato dalle caratteristiche del pezzo che si vuol riprodurre oltre che da quanto lo si vuoi far durare. Una volta solidificato lo strato di gomma attorno al modello, questo strato verrà tagliato secondo una unica linea che,

attraversandolo circa a metà, starà attenta favorire lo sgusciamento del modello. Le due parti concave dello stampo in gomma verranno quindi composte in due valve di gesso, come per l’antica “stampa bona”, e saranno pronte per la colatura della scagliola liquida.

Il gesso, si sà, quando prosciuga, espande, e non avrà problemi a raggiungere le più piccole concavità della gomma; potrà lasciare qua e là delle bolle d’aria rimediabili facilmente a pezzo seccato; non ci sarà bisogno che il gesso riempia totalmente lo stampo, ed il pupo sarà parzialmente vuoto. Suonerà al tocco del dito come un qualcosa di tutt’uno e cristallino. La morbidezza relativi dello stampo in gomma favorirà poi ulteriormente lo sgusciamento dei particolari induriti del gesso

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