IL PRESEPE JESINO 2007

Esposto alla 24^ RASSEGNA INTERNAZIONALE
DEI PRESEPI ALL’ARENA DI VERONA

 

 

COME E’ NATA L’IDEA

A dicembre 2004 il dott. Alfredo Troisi, segretario della Fondazione Verona per l’Arena, nonché dirigente del Museo Internazionale del Presepe di Betlemme e della rassegna Veronese, venendo a Jesi ad inaugurare il presepe di San Giuseppe, il presepe del lavoro jesino ottocentesco, rimanendone ammirato, formulò subito ai Mastri Presepai Jesini l’invito a riportare quell’opera in Arena a Verona.

I mastri Jesini ne furono lusingati, ma rimandarono la considerazione a tempi ulteriori. Nei due anni successivi però quel presepio fu ripresentato a Jesi e perfezionato, ebbe un successo di pubblico e di critica notevole, sicché, quando venne la ineluttabile ora di rimuoverlo dalla Chiesa di san Savino in Jesi, essi ricontattarono il dott. Troisi. Una commissione si recò a Verona a Marzo 2007, prese le misure precise della grande sala, ricca di colonne, dell’ingresso principale in Arena e, convenuti alcuni punti  essenziali con la Fondazione Verona per l’Arena, non senza un po’ di spregiudicatezza, prese l’impegno di riprodurre il grande presepe, ovviamente parzialmente trasformato per adattarlo alla nuova sistemazione.

Ma prima di buttarsi nell’impresa prese tempo, per risolvere un problema fondamentale: come e dove pre-ricosruire il presepe prima di  portarlo a Verona, dove i tempi di allestimento erano ridotte a poche decine di ore lavorative.

 
       
                   
   

UN CAPPANNONE INDUSTRIALE

La provvidenza mise sulla strada della CJMP l’offerta di un vecchio capannone industriale da parte di una Azienda amica, già sponsor delle sue attività, la ditta Gennaretti di Jesi.

In questa struttura destinata alla demolizione, si ricostruì un grande palco, con materiale edile fornito da un’atra Azienda, tradizionalmente sponsorizzatrice delle attività CJMP, la Campanelli Costruzioni.

Su questo palco, grande quanto un campo da tennis, furono fedelmente riprodotti i limiti posti dagli organizzatori della rassegna di Verona e gli spazi occupati dalle colonne del grande salone di accesso. Rimanevano da riempire 110 metriquadrati di presepio!

La demolizione del presepe a San Savino fu certamente un momento di tristezza: vedere scomparire per sempre l’assetto del presepe di Giuseppe, lasciandone ai posteri solo la documentazione fotografica, sembrava una grande violenza. Poi però i mastri presepai capirono una cosa: trasformare quel presepe, ricomponendolo a blocchi trasferibili, avrebbe voluto dire in qualche modo renderlo vivo e permanente.  

NON DEMOLIRE MA TRASFORMARE

Ecco allora che la demolizione del presepio in San Savino divenne uno smontaggio ed una rielaborazione, da subito eseguita tendo presenti le necessità scenografiche della nuova opera ed i pezzi passarono direttamente dalla chiesa di san Savino sopra quel grande palco preparato nel capannone industriale.

All’inizio i pezzi furono solo accostati per decidere la combinazione più facile e scenograficamente migliore, poi vennero integrati e completati. Questo processo ha portato via tante serate di lavoro dopo cena e vari pomeriggi, da settembre a novembre. Una decina di persone hanno lavorato, mentre altri da casa hanno dato supporti associativi . 

I MATERIALI

Le scene sono tutte realizzate con fogli di polistirolo espanso, trattato con colle di edilizia e colorato. I grandissimi blocchi , dove si è potuto, sono stati scomposti e ridotti; alla fine se ne contano 150 circa, alcuni costituiti solo da fogli, altri assemblati in cubi; ce ne sono una decina che raggiungono il metrocubo di volume,  uno lo supera; ma il peso di tutti si mantiene tale da essere sollevabile in due o tre persone. Solo la capanna della natività e fatta di vecchio legname e, seppure di volumi facilmente trasportabili, costituisce gli oggetti più pesanti.

Se a questo volume di materiale si aggiungono i tanti oggetti ( carri, mobili, utensili, una pagliaio di un metro cubo e, opportunamente inscatolate, un centinaio di statue da 60 e oltre cm di altezza e altre 50 di dimensioni minori, si ha una idea dei problemi di trasporto!

Ma “l’Arena di Verona è l’Arena di Verona” si sono detti i mastri presepai, ed infatti il 27 novembre 2007 saranno 2 i camion, uno di quali di grandissima portata, che faranno il trasloco. Diversi volontari a Jesi si sono offerti per aiutare le operazioni di carico, a Verona ci saranno i facchini dell’Arena e i 6 mastri presepai jesini che rimanendo lì per tre giorni e tre notti, dovranno ultimare la grande opera.

 

FORSE NEI GUINNES DEI PRIMATI

Di presepi al mondo ne esistono tanti, di vari tipi e dimensioni; di quelli fatti con statue in gesso di 60 cm di altezza e scenograficamente compatti e densi, forse quello Jesino della 24^ Rassegna Internazionale di Verona è il più grande del mondo!

UN PRESEPE DA VIVERE

Sicuramente alcuni genitori di bambini piccoli si lamenteranno perché dovranno percorrere i 30 metri di fronte del presepio tenendo in braccio i loro piccoli; l’altezza di oltre un metro della piana è voluta per consentire una prospettiva che porta gli occhi delle statue e gli occhi dei visitatori allo stesso livello; gli spettatori quindi si sentiranno più coinvolti nelle storie raccontate in scena, vedendo le stesse cose ed allo stesso modo dei “pupi” del presepio, gli uni e gli altri solidali e protagonisti.

     

LA STORIA DEL NATALE IN UNA SCENOGRAFIA DI UN SECOLO FA

La grande intuizione di Francesco a Greccio fu far rivivere fra le cose, gli ambienti ed i colori di casa, il mistero dell’Incarnazione del Verbo. I secoli successivi hanno fatto sperimentare ai cristiani il calore e la tenerezza di un evento così attualizzato.

E’ questa stessa premura che ha dettato la narrazione degli episodi del Natale nell’ambiente semplice ed operoso Jesino e Marchigiano di fine 800- inizio 900, con particolare attenzione a descrivere antichi mestieri e tradizioni.

Ecco allora come si dipana la storia narrata dal Presepe Jesino 2007.

 
         

SCENA PRIMA: FUORI LE MURA

Una donna al telaio, un mugnaio, un ciabattino, i cordari, alcuni zampognari ed alcuni pastori raggiungono e attraversano l’ambiente, annunciando il tempo di natale. Fra di loro una giovane lavandaia normale ed un aitante falegname che si conoscono. 

SCENA SECONDA: IL BORGO INDUSTRIALE

Sul fondo una filanda, una filandaia e l’innamorato di lei, una bottega del sapone, i manifesti murali che annunciano un’opera teatrale e l’editto di una autorità,  gente che si dirige verso la piazza; anche qui un strano corteo di cammelli e di magi che stanno arrivando. Davanti due scene: a sinistra Maria sconcertata dal messaggio dell’Angelo e coperta di azzurro e di rosso, a destra Giuseppe che la accoglie nella sua bottega, dopo aver avuto anche lui un sogno. 

SCENA TERZA: IL MERCATO

È un brulicare di negozianti, di carri e di merci; a sinistra davanti ad un al albergo Giuseppe parla agitatamente con l’albergatore che ha negato il posto a Maria, la quale si torce per le doglie del parto; a destra una massaia prepara il pasto di Natale e, oltre la sua casa, in una cantina, alcuni uomini “assaggiano” le delizie del vino.

SCENA QUARTA: LA NATIVITA’

Dentro ad una stalla di legno e mura, fra mucche della razza marchigiana, un asino, una giovenca ed un  leone, un lupo ed un agnello, fra pastori accorsi Maria e Giuseppe venerano il bambino deposto sulla paglia dentro ad un “biroccio”, il caratteristico carro agricolo di lusso marchigiano. Tutt’attorno angeli e, sul fondo, un pagliaio ed un brulichio di santi, di magi, di pastori e di greggi.   

SCENA QUINTA: L’ANNUNCIO AI PASTORI E L’ARRIVO DEI MAGI

È la stesa scena della natività vista da lato.

SCENA SESTA: LA PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO

Il racconto si fa simbolico e mistico: in una struttura di tempio romanico dove sono riprodotti 3 cimeli della millenaria tradizione cristiana della Vallesina, una ara pagana cristianizzata, un sarcofago e l’affresco di un angelio di inizio millennio, Giuseppe porta in braccio Gesù all’altare e Maria compie il rito della purificazione.

Appena più a destra re Erode con i magi e sapienti di Gerusalemme discute su dove deve nascere il Messia e medita la strage degli innocenti. 

SCENA SETTIMA: LA FUGA IN EGITTO

Giuseppe carica Maria e Gesù sul suo asino e se ne va; ma la scena vale pure per il ritorno. Mentre due ragazze ballano, due uomini suonano l’organetto e il cembalo cantando i canti della “Pasquella” l’”Epifania che tutte le feste porta via”.

Dice il testo del canto: “se ci date una pollastrella… basta che riempia la padella” ed ecco Maria, con Gesù e sotto braccio a Giuseppe, che offre loro la pollastrella. 

COME CONSERVARE IL RICORDO DI QUESTO PRESEPE

Tutti i presepisti ed i fotografi sanno quanto è difficile fotografare un presepe: problema di luci ! di profondità di campo ! ma è la sensazione di assistere al presepio soprattutto, quello che né una foto né una ripresa riescono a dare! Comunque la Confraternita Jesina dei Mastri Presepai fa dono delle foto a chiunque le voglia, offrendole, reperibili gratuitamente, sul suo sito www.presepi-cimp.it , dove sono reperibili anche altre notizie sulla sua attività e sulle sue opere.